VIII. TRIONFA L’ITALIA — CON DUE DOVUTI SCRUPOLI Accademici
E con ciò la natività italiana della ruota sembra sostenuta da prove inoppugnabili. Eppure . . . c’è sempre un eppure, un doveroso caveat. In questo caso esso sorge innanzitutto dal lungo lasso fra gli eventi ricordati dal Da Porto e l’affidamento alla carta delle stesse sue ricordanze; e detto tanto, non possiamo tassativamente escludere, quantunque sia improbabile, che i suoi archibugetti fossero dotati di qualche primordiale acciarino a scatto e selce invece che a ruota e pirite: ipotetici protoacciarini della cui esistenza non esistono tracce databili a prima del 1550 circa, e che comunque, anche in seguito al 1550, pervengono solo da ambienti francesi e olandesi.
Detto tanto ecautis cavendis, rimane comunque che proprio questa stessa tardività di indizi di meccanismi a scatto, coniugata ai disegni di Leonardo e alle tre protoruote nel Palazzo Ducale ed altre simili, testimonia a favore di Da Porto e della produzione e dell’utilizzo di armi a ruota in Friuli prima del 1509. Tanto basta, a mio avviso, per collocare una pulcra corona con solenne R.I.P. sulla lapide tombale dell’anziana faida. Chi volesse approfondire l’argomento s’immerga nelle monografie di Claude Blair e di Robert Brooker — v. Bibliografia — e nelle voluminose arringhe pubblicate nei cento e più anni precedenti.
Toscana alma venatrix: la caccia al cinghiale, particolare di un’incisione ad acquaforte di un disegno di Jan van der Straet (Bruges 1523 – Firenze 1605), italianizzato in Giovanni Stradano — vedi anche Fig. 14.Stradano visse a Firenze per cinquanta dei suoi ottantadue anni, età fenomenale per quei tempi, di cui ventidue al servizio di Cosimo I (1519-74, reg. dal 1537). I suoi disegni di scene di caccia furono incisi da Johann Galle e pubblicati ad Anversa nel 1566 ed a Firenze nel 1573 col titolo Venationes ferarum, avium, piscium (La caccia di bestie, uccelli, pesci). Lo schioppo a miccia che il signore barbuto sta caricando è ritratto molto male, non è verosimile. Quello invece del suo compagno in basso a destra è a ruota — si discerne il ruotino —, forse bresciano ma più probabilmente tedesco od olandese. Il terzo intrepidone spara coll’archibugio tenuto in un modo a noi inverosimile ma spesso raffigurato fino al 1650 circa — es., Figg. 7 e 14. Le fiasche da polvere trapezoidali portate a fianco e sulla groppa sono tipicamente italiane. Plausibilmente il cane sta commentando il disegno dello schioppo lungo.