VII. L’ITALIA S’È DESTA! ARRIVANO I NOSTRI! . . . NELLA FATTISPECIE, I CAVALLEGGERI DEL N.H. LUIGI DA PORTO
Personaggio di pessimo umore alla carica del suo archibugio a ruota. Acquaforte di Klas Grün in Lukas Kilian, newes soldatenbüchlein, Augusta, 1609. [Houghton Library, Harvard Universty, Cambridge, Mass.]Indi un pareggio, ma senza armistizio . . . fino al 1996, anno in cui il britannicissimo Claude Blair (1922-2010), decano mondiale degli studiosi di oplologia storica, pubblicò NEW DOCUMENTS ON THE ORIGIN OF THE WHEELLOCK IN ITALY in Waffen- und Kostümkunde di Graz, Austria, seguito nel 2001 in Armi Antiche, la rivista della torinese Accademia di San Marciano, nell’eccellente traduzione NUOVI DOCUMENTI SULLA STORIA DEL- L’ARMA A RUOTA PRIMITIVA IN ITALIA realizzata dal caporedattore Giorgio Dondi. Fu il coronamento delle sue quattro ricerche precedenti in materia. Appoggiandosi su documenti veneziani del primo Cinquecento da lungo trascurati e solo recentemente rivalutati, il Blair dimostra come in una scaramuccia fra cavalleggeri veneziani ed imperiali avvenuta nel Friuli nell’aprile del 1509, i veneziani fossero armati, a detta del loro stesso comandante Luigi Da Porto (Venezia, 1466 – ivi 1549) in reminiscenze composte almeno vent’anni dopo gli avvenimenti, di “piccoli archibuzetti pendenti dagli arcioni che il nemico sbagliò per mazze” e che “facevano fuoco da sé”, senza miccia, brace o fumo.
A forza di logica, ed alla luce di tutto quanto sappiamo di oplologia storica, questi attrezzi dovevano essere dotati di primitive piastre a ruota simili a quelle delle due asce-cum-schioppo e della balestra-cumschioppo conservate nell’armeria del Palazzo Ducale a Venezia, nonché ad una ventina di essenzialmente simili custodite in vari stati fra da scavo a buono nello Zeughaus di Graz, Austria. Più rimarchevole ancora è l’affermazione di Da Porto che tali schioppi e lunghi e corti fossero in produzione fra alcuni armaioli friulani già da qualche anno prima del 1509 ed usati “dalla gente del luogo, anche dalle donne, per il tiro a volo” –– un prodigio questo impossibile con schioppi a miccia: doveva quindi per forza trattarsi di armi a ruota o perlomeno a fuoco morto di un tipo o un altro . . . vedi la sezione seguente.
La piastra a ruota più antica sicuramente databile risale al 1521-26, data accertata in base a simboli araldici incorporati nelle ornamentazioni incise che fanno riferimento ad un matrimonio nobiliare celebrato in uno di questi sei anni.Anche questo reperto, custodito nel Bayerisches Nationalmuseum a Monaco di Baviera, è una balestra-cum-schioppo, mancante di alcuni elementi ma altrimenti in stato discreto.
Dopo il 1535-40 le armi a ruota e lunghe e corte prolificarono rapidamente nell’Europa centrale e nordica, specie in Baviera, Turingia e Sassonia, ma non in Italia, e solo assai lentamente in Spagna e Portogallo.Luigi Da Porto, Nobil Huomo veneto, fu condottiero, rispettato dilettante di lettere e musica, e tra l’altro autore di un dramma intitolato ROMEO E GIULIETTA, la cui vicenda fu rielaborata nel 1596 in una versione inglese da un tal giovane drammaturgo di Stratford-on-Avon successivamente diventato non poco celebre.