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VI. LA “PIASTRA” A RUOTA: LEONARDO v. johann KIEFUSS

A partire dal 1510 circa, fu invece l’invenzione e la proliferazione della piastra a ruota — detta nelle varie locuzioni italiane già in quel secolo semplicemente “la ruota” — ad imprimere profondi ed irreversibili mutamenti nelle teorie e nelle prassi militari, venatorie, sociali, politiche e quindi anche religiose, di un Occidente in rigogliosa transizione dal Primo all’alto Rinascimento. Naturalmente tutti i miei confratelli cultori di armi antiche sapevano già all’età dei pantaloni corti come essa funzionasse, ma mi sia consentito spiegarlo ai neofiti. Trattasi di una piccola ruotina di acciaio cementato contro la cui periferia irruvidita è premuto a forza di molla un piccolo pezzo di pirite serrato nelle ganasce di una morsetta girevole. A grilletto azionato, la ruota scatta per circa due terzi di giro sotto forza di un potente mollone a V: lo sfregamento fra periferia e pirite genera scintille (le particelle di minerale riscaldate all’incandescenza dall’attrito) che infuocano l’innesco nello scodellino, la cui vampata incendia –– come ormai abbiamo appreso abbondantemente — la carica di lancio nella canna attraverso il focone.

Il cosiddetto Mönchbüchse, lo “schioppo del monaco”, un’arma portatile di non si sa quando nel Quattrocento conservata nello Historisches Museum, Dresda: disegno litografico da Julius Schön, geschichte der handfeuerwaffen, Dresda, 1858.La raspa con manico ad anello viene inserita nel trogolo al lato sinistro della canna e cosparsa di polverina. Abbassata su di essa la pirite serrata nella molla arcuata, la raspa viene tirata indietro con alacrità: l’attrito genera scintille e la vampata passa, come al solito, attraverso il focone alla carica di lancio nella camera.
Leonardo da Vinci: due meccanismi per generare scintille mediante un ruotino che frega contro una piccola massa di pirite tenuta sotto forza di molla: disegni sul foglio 56 v.b.del Codice Atlantico, databili fra il 1490 e 1515 senza maggiore precisione — vedi prossima pagina.[Biblioteca Ambrosiana, Milano] Il disegno a sinistra rappresenta un meccanismo a ruota escogitato specificamente per armi da fuoco, mentre l’altro mostra un generatore di fuoco da uso generico. Rimarrà sempre irrisolto un vetusto dilemma: questi disegni sono frettolosi schizzi a caldo di due idee di Leonardo originali e nuove, da elaborare in un momento opportuno, oppure due promemoria di congegni visti da qualche parte e captati su carta, come gli era abitudine di fare? — magari, cosa non impossibile alla luce dei suoi viaggi intrapresi nel 1506-10, di quelli usati nel 1509-10 dai cavalleggeri di Luigi Da Porto nel Friuli? Vedi SEZIONE VII alla prossima pagina.

Tutti i confratelli sanno inoltre che Leonardo da Vinci (Vinci in Toscana,15 aprile 1452 – Amboise, Francia, 2 maggio 1519) disegnò uno schizzo dal palese tenore sperimentale di un tale congegno, un provvisorio concettoche pure già evidenzia tutti gli elementi strutturali e funzionali delle ruote come si dovevano perfezionare nei decenni successivi in Italia e Germania. Una precisa ricostruzione realizzata negli Anni 1960 per iniziativa di Claude Blair ha dimostrato che l’aggeggio funziona bene. Purtroppo il disegno, contenuto nel CODICE ATLANTICO custodito nella Biblioteca Ambrosiana a Milano, è databile solo entro gli argini del 1490 e 1515; peggio ancora, non sapremo mai se è un abbozzo di un’invenzione originale di Leonardo oppure lo schizzo di un oggetto intravisto da qualche parte nel corso dei suoi viaggi, come egli era solito fare.

Su questo disegno e sulla data ed il luogo d’origine della ruota in genere imperversò per centodieci anni, dal 1886 al 1996, una spietata faida fra studiosi trincerati in due campi agguerriti e ringhianti: quello della “Ipotesi tedesca” e quello della “Ipotesi italiana”. La stella polare dei primi era una vetusta credenza folcloristica, pubblicata formalmente per la prima volta a Dresda nel 1886 dallo storico Moritz Thierbach, il quale evidentemente già ne dubitava, in DIE GESCHICHTLICHE ENTWICKLUNG DER HANDFEUERWAFFEN[Lo sviluppo storico delle armi da fuoco portatili]: “Si dice che il vero inventore della piastra a ruota fosse tale Johann Kiefuss di Norimberga, il quale l’avrebbe prodotta niente meno che completa e funzionante nel 1517.” (“Als eigentlicher Erfinder des Radschloßes wird Johann Kiefuß in Nürnberg genannt, und zwar soll er dasselbe im Jahre 1517 gleich vollständig fertig hergestellt haben.”) Presto schiere di scrittori teutonici s’impadro­nirono di questo timido suggerimento come insindacabile articolo di Vaterlandstreue ed iniziarono ad intonare all’unisono il mantra di Kiefuss, Norimberga, 1517 –– un mantra appeso, come il Thierbach sembra di aver sospettato, a ragnatele di vecchie leggende ed aneddoti popolani privi di sostegni archiviali o repertali. I paladini della “Ipotesi italiana”, invece, si arroccavano con pari ardore ma non più luce intorno al disegno leonardesco, “datandolo” a prima del 1517 e talvolta, audacemente, al 1494 in base ad un labile tessuto di “analisi scientifiche” (qualunque cosa ciò significasse) della leonardesca calligrafia, con risultati aleatori, oscillanti, ed infine sempre illusori.5 Ormai, per fortuna, sembrano dispute relegate in un tomo sigillato per sempre.