Indice · Il libro

II. “A FUOCO VIVO”: CHIODI ROVENTI, TIZZONI DI BRACE, SPIRE DI MICCIA

Oscurità ancor più densa cela gli albori delle armi da fuoco, un fenomeno che si spiegava per gradi fra il 1200 ed il 1300. I reperti archeologici e le fonti archiviali non sono databili entro argini significativi ed affidabili, e spesso sono contraddittori. Siamo sicuri solo che primitive artiglierie iniziarono a rimbombare intorno alle rive del bacino mediterraneo ed anche in alto mare già prima del 1300: boati e fumo uscivano da pesanti bocche da fuoco di ferro e di bronzo capaci di lanciare robuste saette di legno e palle di pietra o ferro con effetti devastanti. La raffigurazione più antica conosciuta di un analogo attrezzo che è anche sicuramente databile è quella riportata qui sopra. Esplorazioni subacquee nel Mar Tirreno al largo delle scogliere di Meloria, sito della battaglia fra le flotte delle Repubbliche di Genova e Pisa nel 1284, hanno portato in superficie relitti di cannoni e proiettili sferici di pietra. Alcuni indizi suggeriscono che molti cannoni primordiali di varia forma, fattura e misura, forse addirittura la maggioranza, fossero a retrocarica: caricati dalla culatta mediante camere di scoppio asportabili “a boccale da birra”, caricate separatamente, inserite nella culatta e serrate in situ con zeppe di legno o simile.

Nel Quattrocento si diffusero in tutta l’Europa i cannoni a mano, termine questo coniato verso il 1830 dallo storico inglese Sir Samuel Rush Meyrick (vedi Bibliografia) per dar nome ai tubi portatili di ferro o di bronzo fissati in cima a pali o aste a mo’ di manicotto tubolare, oppure legati a fusti o tenieri con bandelle di ferro o corregge di cuoio, e caricati con polvere e palla. Per far fuoco, il tiratore, che non poteva allontanarsi per più di alcuni passi da un braciere o una fiamma viva, ficcava un tizzone di carbone o un filo di ferro rovente in un forellino detto focone e praticato al di sopra della canna per penetrare nella camera di scoppio — vedi pagine 14 e 23. Si poteva puntare nella direzione del bersaglio con qualche speranza di successo, ma mirare con un fievole barlume di precisione era impossibile.

Io, età nove anni, con un cannone a mano fai-da-te.