Indice · Il libro

I. POLVERE PIRICA SULL’ORIZZONTE

Si dà il caso che non tutti sappiano che le origini della nera e vera polvere pirica, ossia di quella sostanza che è non solo incendiaria o corruscante ma proprio esplosiva e che consiste in una miscela — non in un complesso — di circa sette parti di salnitro, KNO3, una parte e mezza di zolfo, S, ed una e mezza di carbone ligneo, C, si sperdono in regioni ignote fra il Mille ed il Millecento; e forse non sanno che il suo nome più comune e corrente, “polvere nera”, fu coniato solo intorno al 1890 per distinguerla dalle polveri biancastre-grigie senza fumo, allora nuove. Le ultime ricerche, spesso in conflitto, tendono a concordare che sia nata fra il primo decimo e tardo dodicesimo secolo, ma si scontrano sulle questioni di se in Cina, o nel mondo islamico, o in ambedue, o in nessuno dei due, e se fosse portata dalla Cina in Mesopotamia da mercanti che viaggiavano sulla Via della Seta, o viceversa, o in ambo i sensi –– cose che, possiamo stare tranquilli, non sapremo mai.

L’iscrizione in alto dice “Ritratto del venerabile ed ingegnoso molto reverendo padre nominato Berthold Schwartz, dell’ordine francescano; dottore, alchimista ed inventore della nobile arte dello sparo nell’anno 1380”.Ma nonostante Furttenbach e mille altri autori quasi sino al giorno d’oggi, il buon padre è una creatura del folclore germanico di cui non esiste traccia né archiviale né repertale. E nel 1380, cannoni di vario tipo erano già in uso da più di un secolo.

Certo è invece che la fatidica sostanza non fu inventata né da un tale leggendario frate tedesco Berthold Schwartz nel tardo Trecento, come vuole una tenace credenza popolana teutonica ormai per fortuna evanescente, e tanto meno dal grande studioso Roger Bacon di Oxford, il quale, vissuto dal 1214 al 1294, pur non avendola inventata, la descrisse nel trattato EPISTOLA DE SECRETIS OPERIBUS ARTIS ET NATURAE(Trattato su- gli arcani della scienza e della natura), composto poco prima del 1249, specificando i tre ingredienti, zolfo, salnitro e polvere di carbone, essenzialmente nelle classiche proporzioni destinate a durare nei secoli. Egli parlava e scriveva bene arabo ed ebraico ed ebbe contatti epistolari con filosofi e scienziati musulmani e giudaici in Spagna e Portogallo.

Non proprio il pensiero più indimenticabile dell’anno.
“Una temibilissima macchina d’assedio usata dagli arabi, che per occulti poteri è impervia ad acqua e fuoco”. Xilografia da Roberto Valturio (Rimini 1405 – ivi1475), dE RE MILITARI, ediz. di Verona, 1472. Vedi nota in fondo a pagina 18, e l’illustrazione a pagina 294.[Biblioteca Nazionale, Firenze]